Si può parlare di democrazia quando da parte di tutti c’è correttezza.
Si può parlare di democrazia anche qualora esistono le ingiustizie.
Le ingiustizie sono assiomi a priori.
La correttezza è la negazione dell’ingiustizia.
L’ingiustizia esiste perché in tutto ciò che accade interviene la scorrettezza.
La giustizia esiste perché ogni avvenimento è sempre un fatto a se eterogeneo.
Ma è solo il mondo degli uomini ad essere abnorme.
C’è la persona bella e quella brutta; l’intelligente e l’essere ottuso; lo scaltro e l’ingenuo; l’umile e l’arrogante; il pigro e l’operoso; la cicala e la formica; il lupo e l’agnello; il cavolo e la capra.
Fin qui niente di straordinario, è la natura che ha disposto le cose; il lupo divora l’agnello, la capra si mangia il cavolo e quest’ultimo si sostiene dalla terra dove un giorno ritroverà le parti del lupo.
L’ingiustizia è che il lupo si divora l’agnello e la capra fa colazione con i cavoli; la giustizia arriverà al discendente del cavolo che gioverà dei vantaggi della decomposizione del lupo e della capra che arricchiranno la madre terra. Non c’è che dire… un bell’anello di ciò che è giusto ed ingiusto. Malgrado questo, gli esseri viventi di cui sopra non assumeranno mai il comportamento scorretto nei confronti del loro rivale. Il lupo non sbranerà mai un agnello per lasciarlo a terra e ucciderne un altro per divertimento o perché sciapito. Faccende come queste purtroppo si riflettono presso un altro tipo di essere vivente. La realtà dell’essere umano è molto complessa. In primis è un animale sociale e come tale questa forma assume inevitabilmente un ordine gerarchico. Non essendo un robot – formica, la struttura sociale gerarchica è perennemente minata dall’uomo stesso in virtù delle sue sensazioni che quotidianamente tendono a modificarsi.
In sintesi l’essere umano è la giustizia della natura dentro la sua ingiusta natura. La mia indole è magiare cavoli per tutta la vita, ma un bel giorno questa dote potrebbe modificarsi alla vista di un vecchio amico d’infanzia che mi sfreccia davanti con un “Ferrari”. Un fatto analogo per tutti. Cavolo! Hai visto Tizio che stupenda villa si è fatto. Hai visto Caio: adesso è viceredattore di quell’importante giornale. E chi l’avrebbe mai pensato che un tipo come Sempronio diventasse senatore!
Il robot – formica non si sognerebbe mai di cambiare la sua struttura sociale perché invidia la sua regina. Sappiamo bene che nell’uomo succede proprio il contrario. Soprattutto nei gradini più bassi. Non esiste la formica che se trasporta il pezzo di foglia più grande ha da obiettare anche se fosse vero. Beh, io mi romperei dannatamente i coglioni se il fardello più grosso lo sostenessi sempre io! E non solo io naturalmente.
Naturalmente poiché è la nostra giusta natura contenuta in maniera differente nella stessa.
Quindi per evitare complicazioni di ordine conflittuale si è fatto appello alla democrazia.
Malgrado questo strumento è inevitabile negare che le ingiustizie sopraggiungono. Ma è una cosa che gli uomini potranno sempre sorvolare poiché ognuno è consapevole dei pregi e difetti che ci caratterizzano. Di chi è più capace di me potrei solo serbargli l’invidia. Uno stato d’animo che la democrazia prevede. Ovviamente chi è più capace mi scavalca nella gerarchia sociale e di questo ho fatto una ragione. La democrazia prevede anche questo perché la persona che mi sovrasta nella gerarchia ne ha fatto una ragione anch’egli.
Se invece indipendentemente ai suoi meriti o difetti colui che mi è sopra di gerarchia, mi carica di oneri che invece toccherebbero a lui, allora commette una scorrettezza. E questo non è affatto previsto dalla democrazia.
Allora potrei arrabbiarmi e forse commettere delle forzature.
In virtù della democrazia inizialmente si potrebbe chiudere un occhio, ma se le scorrettezze sono reiterate, non vedo la motivazione di comportamenti democratici dal momento che è lui a mandare a benedire le regole di democrazia. In sintesi, io operaio porto sempre la soma più consistente dal momento che il mio caporeparto lenisce al mio collega qualche mansione in virtù della simpatia che gli nutre. È giusto che io stia antipatico al caporeparto, giusto è anche la sua simpatia verso un altro mio collega che è fatto naturale, ma non per questo devo sottostare ai due pesi e due misure, fatto alquanto innaturale.
Nel caso fossi un robot – formica forse, ma non lo sono.
In casi come questi se democrazia esiste è sufficiente protestare. Nel caso la mia protesta s’impatta in una minaccia di licenziamento la democrazia va a farsi benedire. Allora, se la mia ripercussione è aspettare sotto casa chi mina la mia libertà, anzi chi attenta al mio avvenire, non vedo cosa centra l’inciviltà con questo avvenimento. Incivile è colui che taglia le gambe a chi gli ha rotto i coglioni in maniera considerevole; democratico è chi subisce passivamente.
Stesso discorso è relativo ad un’assunzione, all’assegnazione di un appalto, al risultato di un concorso, per un titolo di studio o addirittura per un posto letto in ospedale. Se si tratta di manifestazioni con incentivi gratificanti tutto è a posto, altrimenti la pena è la morte. E non certo la morte materiale, anche se a volte il discorso pare davvero inerente, ma quanto l’umiliazione dell’intimo che la persona bisognosa è costretta a subire.
Tutto questo è davvero democrazia?
Non è il caso di parlare di democrazia quando certi ricatti si ripercuotono sull’individuo che ambisce non tanto alla giustizia quanto alla libertà. Cosa si direbbe se il modesto posto di lavoro si estorce non con la mazzetta ma con un coltello puntato alla gola?
A questo punto vedo solo una partita giocata ad armi pari. Armi pari perché le conseguenze delle azioni non avvengono in un’aula dove risiede la democrazia.
In democrazia è scontato che l’ingiustizia è un suo suddito, ma malgrado questo occorre almeno lasciare un barlume di speranza all’individuo più debole.
Con rammarico sono costretto a sostenere che oggi questa condizione non esiste più.
Mi ritrovo in un periodo il cui grafico della vita rappresentata dalla classica parabola, ha iniziato il percorso di discesa; ma non per questo minimizzo le situazioni che potranno ripercuotersi in futuro. Ovviamente non le mie, considerato il mio intervallo, ma quelle dei miei figli e dei figli di tutti gli altri. ULTIMAMENTE SI PARLA DI PENSIONI, ART. 18 E WELFARE.
Com’è possibile accecare con tanto fumo negli occhi le persone?
Se esistessero le condizioni della mia gioventù non avrei avuto nulla da ridire. Si spara sovente la parola precariato; ORA TUTTO È PRECARIO. Allungare l’arco di tempo contributivo in una condizione sociale precaria è da egoisti, anzi è da incoscienti. Un nostro figlio per come vanno le vicissitudini, lavorerebbe 6 mesi e stare fermo un anno; lavorare un anno e fermarsi altri due! Certamente completerà la sua cedola contributiva a 110 anni! Questa è pazzia! Anche perché i periodi inattivi di questi sventurati saranno elargiti dal lavoratore più fortunato, anzi più sciagurato poiché si onera queste inattività.
No! Questa è democrazia. Ordine naturale delle cose che qualcuno sta indirizzando in tal maniera.
Tutto ha avuto inizio con la fine della guerra fredda.
Sono entrati in partita nuove frontiere dove investire i capitali. Territori la cui forza d’opera è stata sempre a buon partito. Onestamente come non investire su mano d’opera che per tanto tempo non ha visto altro che il luccichio della povertà. Creare lavoro produce ricchezza. Di colpo queste nuove popolazioni che in passato di COMUNE avevano soltanto la povertà, si sono ritrovate ricche PER MODO DI DIRE!
Rammento ancora quando nell’anno 1988 mi recai in Romania con la mia Lancia Prisma. Ebbi la sfortunata occasione di beccare una foratura. Feci i salti mortali per trovare un gommista e non immaginavo affatto che mi sarei imbattuto in una vicenda alquanto divertente. Ricordo ancora l’espressione basita del gommista quando non trovò la camera d’aria sotto il pneumatico! Lui non sapeva nemmeno che esistevano i TUBELESS!
Questo chiarisce la situazione di come certe popolazioni stavano sistemate.
Situazione che mi fa tornare in mente qualche film western visto in passato. Qualcuno trovava un filone d’oro e tutti accorrevano; l’estrazione continuava e la TOWN s’ingrandiva. Arrivavano gli investitori e aumentavano SALOON e STORE. E i beccaccioni spendevano.
È la situazione analoga nei territori dove i capitalisti hanno investito poiché gli hanno portato lavoro, ricchezza e soprattutto consumo. Quando qualcuno troverà un nuovo filone d’oro, tutti accorreranno nella nuova frontiera. Della vecchia rimarrà terra bruciata e GOST-TOWN.
Dalle nostre parti invece tutto questo avveniva sott’occhio, mentre il trend di consumo continuava con qualche piccolo cambiamento: hanno permesso di rateizzare anche l’acquisto di un chiodo!
Così con un chiodo oggi, un martello e domani qualcuno si è ritrovato col culo per terra.
Soprattutto quando è venuta meno la liquidità in circolazione dal momento che i capitali erano stati ritirati per essere investiti nelle nuove frontiere.
E per determinare un percorso regolare della democrazia, dal momento che chi aveva sostenuto le scorrettezze ha iniziato anche a piangere per la situazione PRECARIA dei propri capitali tanto da indurre lo stato a concedere incentivi per risollevare queste incerte condizioni. A proposito: io per stato intendo il terzo. Non la cabina dei piloti.
Tra l’altro per questi signori dai facili piagnistei, certi affari non sono avvenuti per come avevano programmato. La Cina è l’esempio. Pensavano che con i cinesi sarebbe stato come con Singapore, che poi tutto sarebbe saltato. I Cinesi sono come gli Ebrei; se la fanno solo tra loro, non porteranno mai la loro ricchezza al di fuori del loro enturage. Il differente aspetto somatico è l’unico motivo del perché non troviamo gli Ebrei nei paesi del sol levante.
E che dire dei Russi. Oggi a Wall Street c’è molto di Russia che non è né Iraq, né Libia o paesi dove quando la politica non ha avuto efficacia si è ricorso alla strategia militare. Stesso discorso per la Cina. È difficile fare a pugni con Golia.
Se in mano si ha una banconota da 100, questa svanisce solo se si effettua una compera, oppure se si regala a qualcun altro, se si perde. Di certo non si dissolve come neve al sole. Ecco, certe entità di capitali non sono di certo svaniti ma solo finiti in mano a questi giganti senza ritornare verso chi aveva iniziato il percorso dei movimenti.
Considerata l’etica del capitalista che corrisponde al mio è mio e il tuo pure, è democratico il fatto che il loro capitale iniziale sia sistemato in un posto al sicuro, mentre per i giochi di movimento, è necessario, CIOÈ DEMOCRATICO, razzolare su chi la propria liquidità se la vede diminuire quotidianamente per effetto delle partite calcolate male da questi signori.
Per sovvertire questa situazione obliqua BASTEREBBE AI LAVORATORI INCASSARE LA BUSTA PAGA COMPRENSIVA DI TUTTE LE TASSE, che lo stato chiama TRATTENUTE, proprio perché trattiene. Ma il guaio è che qualcuno dalle casse dello stato munge; mentre il lavoratore elargito a busta paga, a prescindere di avere il merito di contribuente più puntuale nei pagamenti, è anche l’unico individuo a versare nelle casse dello stato contributi ancor prima di iniziare a lavorare.
Ogni lavoratore quindi, per propria coscienza morale verserà nelle casse dello stato nei periodi stabiliti, quello che in precedenza gli tratteneva. Ne vedremmo davvero delle belle!
Sarei curioso di vedere con quale flusso di moneta i signori del capitale farebbero le loro partite.
Di certo sovvertirebbero l’ordine facendoci trovare nel bel mezzo di una guerra.
Ma stanno sottovalutando anche la situazione attuale poiché con i fatti posti in questa maniera si arriverà presto ad un conflitto bellico. Mi chiedo a cosa serviranno i loro amati capitali in una situazione bellica che non sarà certamente come le altre avvenute in passato dove le armate erano composte per lo più da gente analfabeta e pertanto meno corrotta.
Ritorniamo ai fatti di democrazia, ai fatti di casa nostra, di quest’ultimo governo istituito scorrettamente. Stiamo vivendo sotto un’egida di pura ipocrisia, pertanto non mi sento affatto rappresentato da un esecutivo istituito da tutta l’erba in un fascio. Appunto FASCIO. Un fascio più democratico, tanto per non dire una presa per i fondelli. Avvenimento montato ad arte dai politici, anzi da PERSONAGGI considerato che LA POLITICA È UNA PROFESSIONE che prevede la serenità dello stato, eletti democraticamente che, consoni dei loro errori precedenti hanno girato la frittata per paura di ripercussioni del prossimo voto.
CHE POVERE CREATURE, HANNO PAURA DI PERDERE LA POLTRONA!
PRENDETE ESEMPIO DA CHI PERDE IL LAVORO.
Occorreva evitare le elezioni che costano tanto. Preferisco pagare Euro in più per il costo delle elezioni, oramai uno in più o uno in meno non fa la differenza per come stanno i fatti, ma almeno avrei la soddisfazione su chi rivolgere il mio indice.
Indice che i piani alti della struttura sociale, tutti compresi iniziando dalla REGIA MAESTA’ e finire al paggio divulgatore, non sanno più contro chi rivolgerlo se non contro la massa.